Cause e rimedi per la tendinopatia achillea

Il tendine d’Achille è la struttura che congiunge funzionalmente l’azione del polpaccio (muscolo tricipite surale) a quella del piede (attraverso il calcagno e la fascia plantare). Si tratta del tendine più robusto e resistente del nostro corpo, infatti ha un consumo di ossigeno di circa 7 volte inferiore rispetto al muscolo; questo significa che si tratta di un tessuto difficilmente lesionabile ma non per questo trascurabile. Questo suo ridotto apporto di ossigeno, rallenta la rigenerazione cellulare postuma a microlesioni. Per questo motivo, evitarne il sovraccarico è fondamentale nella prevenzione dell’insorgere del disturbo, ma nello sportivo?

 

Sportivi quali podisti, cestisti, pallavolisti ecc., basano gran parte dell’attività motoria sugli arti inferiori, sollecitando continuamente i muscoli della loggia posteriore di gamba e conseguentemente anche il piede. In uno studio di McCroy et al., emerge che la tendinopatia achillea rappresenti ben il 18% delle algie correlate alla corsa. Il disturbo si manifesta con la seguente sintomatologia: dolore, bruciore e sensazione di “spilli” nella parte posteriore del tallone con rigidità alla caviglia. Questi sintomi si manifestano inizialmente solo durante la prestazione sportiva, per poi aumentare ed essere presente durante le normali attività quotidiane. L’esame diagnostico raccomandabile ed economico è, per questa patologia, l’esame ecografico; nei casi più complessi si ricorre ad approfondimenti attraverso risonanza magnetica.

 

tendinopatia

Cosa può fare il podologo?

In presenza dei sintomi sopra descritti, è assolutamente necessario che l’atleta si prenda una pausa dall’attività sportiva. L’assunzione di farmaci corticosteroidi o dei FANS (entrambi ad azione antinfiammatoria) per 2-3 giorni può alleviare il processo flogistico ma è fortemente consigliabile un consulto podologico attraverso il quale indagare su eventuali fattori biomeccanici alterati che alimentano il sovraccarico muscolare durante la corsa (quali iper pronazione di articolazione talo – calcaneale o riduzione in dorsiflessione dell’articolazione talo-crurale). Si tratterebbe, dunque, di una visita in catena cinetica aperta e chiusa (valutazioni su lettino ed in carico) ed a un’osservazione della deambulazione con eventuale esame baropodometrico.

Successivamente, il podologo è in grado di definire l’esigenza o meno di provvedere al confezionamento di ortesi plantari per uso sportivo e non; oppure di consigliare la calzatura atletica con le caratteristiche più idonee allo sport praticato. Senz’altro, l’ortesi plantare su misura con maggior successo di beneficio da parte del paziente con tendinopatia, è caratterizzato (esclusi elementi apportati ai i singoli casi) dalla presenza di un’ammortizzazione plantare del calcagno, avvalendosi di leggeri materiali in schiuma di poliuretano a celle aperte shock absorber.
Questo elemento provvede alla riduzione dei micro traumatismi a carico del calcagno e della fascia plantare. Sarà, poi, premura del podologo definire quale materiale impiegare per la scocca dell’ortesi plantare; la scelta và da materiali rigidi (polipropilene e carbonio) a materiali di media densità come il polietilene espanso o EVA (etilvinilacetato).