Metatarsalgia e cura

 

MetatarsalgiaCos’è la metatarsalgia?

Con il termine “metatarsalgia” s’intende un dolore alla regione dell’avampiede che corrisponde alle ossa metatarsali e più spesso nelle prossimità distali (teste metatarsali). Si tratta, quindi, di una parola che sta ad indicare un dolore molto generico nella sua localizzazione e racchiude al suo interno una vasta gamma di patologie quanto più, o meno, diffuse tra la popolazione. Per citarne alcune, vi sono: Alluce valgo, Neuroma di Morton, Malattia di Freiberg (osteocondrosi del metatarsale) e Artrite Reumatoide. Molto importante è sapere che queste patologie sono di per sé delle potenziali cause scatenanti di metatarsalgia e non la metatarsalgia in sé. La cura della metatarsalgia passa dunque da una valutazione della patologia che ne costituisce la causa.

Prendendo un esempio come per l’alluce valgo, avviene che l’abduzione ed il valgismo dell’alluce, comporta una inevitabile deviazione di tutto l’arco metatarsale, soprattutto se il grado di valgismo è già avanzato; ciò induce ad un ipercarico anomalo sulla seconda e terza testa metatarsale, correlato alla riduzione della volta plantare e ad un cedimento dello stesso arco.

Approccio podologico

Una visita dal podologo è il primo passo per individuare la causa e possibilmente curare una metatarsalgia. La figura del podologo è altamente specializzata alla comprensione e gestione dei carichi pressori in bipedestazione. Attraverso una visita biomeccanica inizialmente su lettino e secondariamente in carico, il podologo osserva l’impronta del piede attraverso il podoscopio e successivamente esegue un esame baropodometrico. Quest’ultimo andrà a confermare e ad arricchire le correlazioni pressorie che s’instaurano in statica e durante la marcia.Metatarsalgia 2

Questo genere di esami, affiancati alla sintomatologia descritta, all’anamnesi del paziente ed a test manuali eseguiti dall’operatore in visita, generano un quadro chiaro al podologo della causa che scatena la metatarsalgia. Da questo momento in poi, non resta che provvedere nella maniera più adatta al caso; considerando l’ampio ventaglio terapeutico, senz’altro un rimedio comune resta l’ammortizzazione in prossimità delle teste metatarsali attraverso un plantare con l’utilizzo di materiali antishock a rilascio lento in schiuma di poliuretano.

 

Un aspetto molto interessante è l’inevitabile formazione di ipercheratosi (callosità) in prossimità dei punti di ipercarico. Quest’ultime vengono trattate manualmente dal podologo che può provvederne alla rimozione scegliendo tra un rimedio meccanico (ablazione delle callosità tramite lama bisturi o fresatura) od uno chimico con prodotti cheratolitici (acido salicilico, urea ad alta percentuale). La riformazione delle callosità è, come già descritto, subordinata all’iperpressione esercitata al suolo, motivo per cui, il podologo non si limiterà ad una rimozione della stessa ma si adopererà a risolverne la causa biomeccanica che sta a monte del problema.

 

Metatarsalgia 3Quali scarpe non usare

La cura della metatarsalgia prevede dunque un iter ben preciso. Chi però si trova già adesso in uno stato di sofferenza può iniziare da subito a prendere degli accorgimenti per alleviare i sintomi. Il primo tra tutti è certamente la scelta del tipo corretto di calzatura.

In caso di metatarsalgia, in attesa di comprenderne i fattori che la generano attraverso una visita podologica, è fortemente sconsigliabile l’utilizzo di calzature con tacchi alti.
Quest’ultime spostano il baricentro corporeo in anteriorità e ciò comporta un’inevitabile ipercarico sulle teste metatarsali anche in pazienti in assenza di metatarsalgia. Sarebbe una buona premura, utilizzare calzature comode ed ammortizzate, con contrafforte (regione della scarpa che avvolge posteriormente il tallone) rigido e con una tomaia che non comprima l’avampiede.