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Il piede del runner: come corriamo?
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Il piede del runner: come corriamo?

piede runner

La corsa non può essere definita una forma accelerata di cammino, a differenza di come si possa pensare. Il nostro piede è sottoposto ad un approccio col terreno ben diverso rispetto a quando si esegue una semplice passeggiata. Che si tratti di un podista, o di un impiegato che corre quotidianamente mezz’ora al giorno, le patologie podaliche che possono insorgere, sono molto simili. Dunque risulta fondamentale conoscere preventivamente gli aspetti da evitare e tal volta farsi visitare da un podologo al fine di ottenere consigli specificatamente “su misura”.

La distinzione primaria tra corsa e cammino è che, partendo da quest’ultima, si passa da una fase di doppio appoggio ad una fase di doppio volo. Ciò sta ad indicare che camminando, nella fase di midstance, si verifica un’istante ove per cui, entrambe i piedi sono a contatto col suolo; per tanto ciò non avviene durante la corsa dove, si presenta la fase durante la quale esattamente nessuno dei due arti tocca il terreno. Si deduce, dunque, che per far sì che ciò avvenga, vi si presenti una notevole variazione di forze impiegate tra le due modalità di spostamento. Due sono gli aspetti che apportano l’insorgere di patologie nel runner:

 

piede runner 2

 

Un podoiatra americano, Kevin Kirby, affermò che la corsa, manifesta un carico di 2-3 volte maggiore rispetto alla normale deambulazione, aumentando così le forze pronatorie e la loro velocità. Il meccanismo biomeccanico che si genera, consiste in una pronazione accentuata dai 15 ai 18° (fase in cui il piede assorbe le forze di reazione del terreno, ammortizzandole) che si verifica durante la fase iniziale di contatto col suolo, per poi, compensare con un ampio incremento di supinazione (fase in cui il piede permette l’avanzamento sul suolo), prevalentemente a carico del muscolo tibiale anteriore. Nella tabella seguente, vediamo le principali patologie del runner ed i conseguenti approcci terapeutici podologici.

piede runner schema

 

 

Si noti che la tabella sopra esposta ha funzione introduttiva rispetto a quelle che sono le principali patologie del runner, con aspetti riassuntivi degli approcci podologici. Ovviamente, ogni individuo racchiude differenti assetti posturali e diversi compensi biomeccanici, per tanto le procedure terapeutiche vengono definite singolarmente dal podologo, previa valutazione in esame fisico. Risulta molto indicato, l’utilizzo di plantari funzionali, con l’impiego di polipropilene, che comprende una resistenza della scocca con annessa la giusta flessibilità per il gesto atletico.

 

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